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La ricerca sui tempi di reazione

I tempi di reazione sono oggetto della ricerca psicofisiologica a partire dal XIX secolo. Già dal 1879, nel suo laboratorio situato a Lipsia in Germania, Williem Wundt, considerato il fondatore della psicologia sperimentale, misurava i tempi di reazione per differenziare i processi cognitivi sulla base dei tempi di reazione misurati per eseguire operazioni diverse (Legrenzi, 1992).

Nella ricerca odierna i tempi di reazione vengono considerati indicatore di salute neurologica, dato che aumentano con patologie quali il Parkinson e l’Alzhiemer (Dykiert et al. 2012b). I tempi di reazione tendono ad aumentare col progredire dell’età sebbene con sensibile differenza da individuo ad individuo, ed anche nella stessa persona (Dykiert et al 2012a, Dykiert et al. 2012b). Secondo la ricerca generalmente sono più brevi le risposte a stimoli acustici che a stimoli visivi, e gli uomini sarebbero più rapidi delle donne (Dykiert et al. 2012a).

I tempi di risposta sono tenuti in forte considerazione nello scoring di alcuni test. Nelle scale Wechsler per esempio, famose perché misurano il quoziente d’intelligenza (QI), si è trovata una correlazione positiva tra i tempi di risposta ed il QI. In altre parole, i soggetti più rapidi nel rispondere sono anche quelli col QI maggiore. Esiste dunque una proporzionalità diretta tra i tempi di reazione (indice dei tempi di conduzione neuronale) ed il quoziente intellettivo, che è misura della capacità dell’individuo di risolvere problemi e di cambiare adattandosi all’ambiente.

Proprio perchè indicatori di processi cognitivi, si pensa che i tempi di reazione siano una misura della capacità del soggetto di reagire prontamente agli stimoli imprevisti, abilità particolarmente importante nella guida: una vettura che ci frena bruscamente davanti, o ad un bambino che attraversa la strada improvvisamente. Per questo il test dei riflessi è utilizzato nelle ricerche per determinare i tempi di risposta in determinate condizioni: stanchezza (ore di sonno dormite), assunzione di sostanze che alterano lo stato psicofiisco del soggeto (caffé, energy drinks, alchool), attenzione sostenuta (guida prolungata) e condivisa (guida col telefonino).

Come è facile immaginare, i tempi di reazione aumentano in caso di stanchezza -per esempio dopo molte ore di guida e di così detta attenzione sostenuta (Tornros, 1995; Akerstedt et al, 2010), o in caso di assunzione di alcolici, sostanze stupefacenti e/o psicofarmaci. Non risulta dalla ricerca che bevande contenenti caffeina possano attenuare gli effetti dell’alcool (Howland et al 2011), mentre sembra che gli energy drinks migliorino sì i riflessi a prove che comportano stimoli complessi, ma inducano uno stato di incertezza e confusione del soggetto (Anitei et al, 2011), quindi probabile aumento del numero di errori.

Come si può facilmente intuire, è provato che l’uso del telefonino alla guida causi un deterioramento dei tempi di reazione (Szayfman et al 2003). In tal caso si parla di attenzione condivisa, nel senso che l’attenzione del soggetto è ripartita tra due processi contemporanei. Sembra invece che il caffè abbia un'influenza positiva sui riflessi (Souissi et al 2012). La ricerca parla però di miglioramento alla prova dei riflessi semplici con un caffè ingerito alla mattina.

Nella procedura di misurazione è stata provata un'interazione tra i tempi di reazione e l'intervallo di tempo preparatorio prima che lo stimolo venga somministrato (MacDonald and Meck 2004; Dikiert et al 2012b).

Con tutti i distinguo fatti sopra, volendo citare dei valori medi di tempi reazione agli stimoli, la letteratura suggerisce tempi di risposta a stimoli uditivi semplici (quindi solo un suono) che variano da 100 a 380 millisecondi, mentre per prove complesse (non specificate, ma tre stimoli implicano tempi di reazione più lunghi che due stimoli) da 300 a 1350 millisecondi con grande variabilità inter ed intra individuale (Reed, 1998), cioè da persona a persona ma anche tra prove dello stesso individuo.

Sotto riportiamo alcuni riferimenti scientifici internazionali che ci hanno aiutato a strutturare il sito, sia per i contenuti testuali che per le prove di misurazione.

Anitei, M., Schuhfried, G., & Chraif, M. (2011). The influence of energy drinks and caffeine on time reaction and cognitive processes in young Romanian students. Procedia - Social and Behavioral Sciences, 30, 662–670.

Akerstedt, T., Ingre, M., Kecklund, G., Anund, A., Sandberg, D., Wahde, M., Philip, P., et al. (2010). Reaction of sleepiness indicators to partial sleep deprivation, time of day and time on task in a driving simulator--the DROWSI project. Journal of sleep research, 19(2), 298–309.

Dykiert, D., Der, G., Starr, J. M., & Deary, I. J. (2012a). Sex differences in reaction time mean and intraindividual variability across the life span. Developmental psychology, 48(5), 1262–76.

Dykiert, D., Der, G., Starr, J. M., & Deary, I. J. (2012b). Age differences in intra-individual variability in simple and choice reaction time: systematic review and meta-analysis. PloS one, 7(10), e45759.

Howland, J., Rohsenow, D. J., Arnedt, J. T., Bliss, C. a, Hunt, S. K., Calise, T. V., Heeren, T., et al. (2011). The acute effects of caffeinated versus non-caffeinated alcoholic beverage on driving performance and attention/reaction time. Addiction (Abingdon, England), 106(2), 335–41.

Reed, T. E. (1998). Causes of intraindividual variability in reaction times: a neurophysiologically oriented review and a new suggestion. Personality and Individual Differences, 25(5), 991–998.

Legrenzi, P. (1992). Storia della psicologia. Bologna: Il mulino.

Souissi, M., Abedelmalek, S., Chtourou, H., Atheymen, R., Hakim, A., & Sahnoun, Z. (2012). Effects of morning caffeine’ ingestion on mood States, simple reaction time, and short-term maximal performance on elite judoists. Asian journal of sports medicine, 3(3), 161–8. Retrieved from http://www.pubmedcentral.nih.gov/articlerender.fcgi?artid=3445643&tool=pmcentrez&rendertype=abstract

Szyfman, A., Wanner, G., & Spencer, L. (2003). The Relationship Between Cellular Phone Use , Performance , and Reaction Time Among College Students: Implications for Cellular Phone Use While Driving, 34(2), 81–83.

Törnros, J. (1995). Effect of driving speed on reaction time during motorway driving. Accident; analysis and prevention, 27(4), 435–42. Retrieved from http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7546058